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  Le nuove schiavitù continuano a impervesare anche in Italia
Un articolo su Italia-Caritas (marzo 2006) di don Giancarlo Perego, fa il punto sulla situazione

ROMA (Migranti-press) - “Il volto della tratta e delle cosiddette nuove schiavitù, nell’Italia e nel mondo contemporanei, si va ampliando e diventa multiforme”. Così si legge in apertura dell’articolo, che inquadra con chiarezza il problema e lo traduce in cifre. Queste ad esempio: “Negli ultimi quattro anni in Italia sono state trafficate 170.000 persone; di esse, 55.000 sono state oggetto di tratta, 50.000 a scopo sessuale, le restanti 5.000 a scopo lavorativo (dato che riguarda soprattutto persone cinesi che vivono nella regione del centro Italia, in particolare la Toscana)”. A partire da questi dati e incrociandoli con altre ricerche, si può ritenere inoltre che le vittime di sfruttamento sessuale in Italia siano in media 25-30 mila all’anno, di cui almeno 1.500 minori. Difficile, invece, fare una stima delle vittime di sfruttamento sul lavoro, anche perché tra i fenomeni dell’immigrazione irregolare per lavoro, del lavoro nero e dello sfruttamento lavorativo vi sono confini piuttosto incerti. In sintesi, comunque, in Italia le persone “trattate” presentano tre volti prevalenti: quello di chi è prostituito a scopo sessuale, quello del lavoratore sfruttato, quello del minore sfruttato. Ma quali i tragitti battuti dagli organizzatori della tratta? Se ne conoscono diversi e in forma ben circostanziata: “Il tragitto Ucraina-Chiggia molto pesante, per chi lo compie, sul piano economico e dello sfruttamento: dietro c’è un debito contratto nel paese di origine, anche dal nucleo familiare. La tratta Marocco-Crotone si caratterizza soprattutto per i danni che possono derivare alle famiglie delle persone trafficate: se gli emigranti non riescono a pagare, i trafficanti confiscano le case o addirittura uccidono i famigliari. La tratta Marocco-Varese è fondata sull’indebitamento delle famiglie nei confronti degli strozzini, la tratta Pakistan-Crotone è legata ancora una volta al debito delle famiglie, la tratta Ecuador-Ventimiglia è legata fortemente allo strozzinaggio, la tratta Cina- Trieste è sovente un viaggio pagato verso l’Occidente da un imprenditore che ha lasciato il suo paese da tempo e ha fatto fortuna. Questi mercanti di carne umana tuttavia non spadroneggiano incontrastati; misura di prevenzione, di protezione e di riscatto sono da anni in opera per iniziativa pubblica, del privato sociale e della Chiesa: “Nel caso della tratta per scopi sessuali, negli ultimi cinque anni almeno 40.000 persone hanno chiesto aiuto al numero verde e alle reti che lavorano per la protezione sociale delle donne vittime di tratta. I progetti, anche finanziati attraverso il Dipartimento delle Pari Opportunit della Presidenza del Consiglio, sono stati in grado di accoglierne circa 11.500. Di queste, solo 700 hanno abbandonato il progetto. Come è noto, nel Testo Unico sull’immigrazione l’articolo 18 prevede misure di protezione sociale per le vittime della tratta; grazie a questo provvedimento in sei anni 5.500 hanno ottenuto il permesso di soggiorno, con possibilit di rientrare al loro paese di origine o di rifarsi una vita dignitosa in Italia. L’articolo 18 da destato una grande attenzione perfino negli Stati Uniti, tuttavia l’esperienza di questi anni conferma che questo testo di legge può essere migliorato e a questo scopo stanno dibattendosi diverse forze sociali, tra le quali in ambito ecclesiale il Coordinamento nazionale contro la tratta degli esseri umani promosso da Caritas Italiana con la partecipazione anche della Migrantes. 10/04/2007




Martedì, 10 Aprile 2007

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