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Scoperto vasto giro di aziende agricole che assumevano braccianti in modo fittizio
Venivano assunti in maniera fittizia da alcune aziende agricole col benestare di consulenti, poi andavano a lavorare in altri campi ma in nero, a pochi chilometri di distanza. Le imprese godevano degli sgravi economici previsti, i braccianti intascavano l’assegno di disoccupazione non dovuto, un compenso andava pure a che doveva vigilare e invece chiudeva gli occhi e gonfiava il portafogli. E’ quanto hanno scoperto i carabinieri del nucleo distaccato presso l’Ispettorato del lavoro di Ragusa che dal giugno dello scorso anno indagano su un sistema in voga in alcune aziende agricole sparse fra i territori di Vittoria, Comiso, Acate e Santa Croce Camerina, la cui vastità è ancora tutta da scoprire. Sono 429 le persone denunciate per truffa aggravata e continuata all’Inps, l’Istituto di previdenza che dal 2001 al 2004 avrebbe accusato un danno di oltre un milione di euro elargito sotto forma di contributi e indennità di disoccupazione non dovuti. Si tratta di 420 braccianti agricoli, in massima parte nordafricani, 6 titolari di azienda, 2 consulenti del lavoro e un commercialista. I risultati dell’indagine, ancora in corso, è stata illustrata dal comandante del reparto operativo di Ragusa, maggiore Paolo Puntel, e dal maresciallo Giovan Battista Todaro, comandante del nucleo carabinieri presso l’Ispettorato provinciale del lavoro. E’ stato accertato che circa 70 extracomunitari erano stati assunti, dietro loro compenso, al solo scopo di fargli ottenere il permesso soggiorno in Italia. Gli investigatori hanno messo a verbale diverse testimonianze delle persone poi denunciate alla magistratura. Secondo la ricostruzione dei militari, le aziende coinvolte si facevano ufficialmente carico delle assunzioni, per le quali ricevevano dei benefici di carattere fiscale e contribuvo, mentre nella realtà adoperavano lavoratori in nero, a paga ridotta. Così i 420 braccianti potevano incassare per un certo periodo le indennità di disoccupazione, anche se nei fatti avevano lavorato irregolarmente in altre aziende. Un’interposizione di manodopera che per tre anni ha ingrassato i bilanci delle sei imprese ai danni dell’Inps. Ora l’Istituto è a caccia di quei soldi versati. ANTONIO CASA Domenica, 15 Aprile 2007 |