Può essere rifiutato un visto per 'rischio migratorio'
La donna richiedente non ha dimostrato di avere una casa ed un lavoro nel paese d’origine
Il Consolato italiano di Shanghai, la città più popolosa della Cina, può rifiutare il rilascio del visto d’ingresso se dovesse riscontrare qualche sospetto nella vera natura del viaggio in Italia. Lo stabilisce una sentenza del Tar del Lazio, a cui si era rivolta una cittadina cinese. La donna, però non era riuscita a dimostrare una stabile occupazione e una fissa dimora nel suo paese d’origine ed in più, il Consolato aveva scoperto che aveva una figlia in Italia. Insomma, il rigetto della sua istanza è stato davvero rapido.
In particolare secondo i giudici, "è legittimo il diniego del visto d’ingresso per turismo, qualora il richiedente non sia in grado di dimostrare il possesso, di presupposti tali per i quali si possa ragionevolmente ritenere l’interesse dello straniero a fare rientro nel Paese d’origine onde scongiurare il “rischio migratorio”. In particolare, l’amministrazione può negare il visto allo straniero che non abbia nel paese d’origine una famiglia, un lavoro, una casa di proprietà e che venga in Italia in visita al figlio. Infatti chi richiede il visto d’ingresso per turismo non deve dimostrare solo la disponibilità dei mezzi necessari ad assicurarne la sussistenza per la durata del soggiorno ed il ritorno in patria ma, più in generale, deve esibire quegli atti necessari a comprovare “lo scopo e le condizioni del soggiorno".
Sabato, 6 Febbraio 2010 - a.p.






