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Deportati 300 eritrei in Libia. La colpa è anche dell’Italia

Pessime le condizioni sanitarie, i migranti subiscono anche torture - Sono sempre le stesse parole che si susseguono dopo che le associazioni umanitarie hanno denunciato la deportazione nei centri libici di circa 300 cittadini eritrei, potenziali richiedenti asilo. Sono rinchiusi a Misratah e tra di loro ci sarebbero anche 80 minorenni. Le condizioni igienico-sanitarie sono pessime, così come le condizioni in cui versano i migranti malcapitati. Sono circa 30 gli eritrei che hanno segni in tutte le parte del corpo, che testimonierebbero le percosse subite dalle guardie libiche.

In Italia si discute sempre sulla questione Libia e ancora una volta l’opposizione chiede al governo italiano di prendere una decisione netta. “Di fronte alla drammatiche notizie, alle immagini ampiamente documentate che provengono dalla Libia e che vedono un grande numero di persone deportate, carcerate, addirittura sottoposte a torture, il governo italiano intervenga immediatamente sul governo libico perché ponga fine a questa incresciosa vicenda”. Queste le prime dichiarazioni di Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali e responsabile del forum immigrazione che si aggiunge alle altre voci, come quella del senatore Pd Roberto Di Giovan Paolo, segretario della Commissione Affari Europei. "Noi siamo per firmare gli accordi di collaborazione. Ma poi questi vanno applicati in pieno e controllati. Evidentemente quello con la Libia non funziona. Bisognava accertarsi che i diritti umani fossero rispettati. Chiederò che i ministri Frattini e Maroni siano sentiti dalla Commissione Diritti Umani del Senato di cui faccio parte".

I patti di collaborazione non verrebbero rispettati dunque, ma c’è anche da dire che dal punto di vista umanitario, la Libia non si dovrebbe neanche prendere in considerazione per fare degli accordi di questo tipo. In pochi mesi la Francia ha firmato sei accordi con Paesi esteri, l’Italia invece solo uno. Una volta tanto dovremmo anche verificarne l'efficacia.

Conclude la Turco: “Il ministro Maroni non può limitarsi a dire che siamo contenti perché abbiamo azzerato gli sbarchi, ma dia una risposta su come mai si sono ridotte così drasticamente le domande di asilo nel nostro Paese e, soprattutto, cosa succede in Libia e nel Continente africano. Inoltre, va ricordato al Governo che il rispetto del diritto di asilo non è una petizione di principio ma è l’attivazione di una procedura. Noi lo facevamo, garantendo alle persone di sbarcare nel nostro Paese. Vediamo dove e come fare gli accertamenti. Ma deve essere chiaro che il diritto d’asilo e la Convezione di Ginevra non possono essere vanificate”.

 

Lunedì, 5 Luglio 2010 - a.p.


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