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Libano, il movimento “Donne in Parlamento 2013”, chiede il 30% di rappresentanza femminile in Parlamento e al Governo

Le donne manifestano a Beirut contro le violenze e le discriminazioni e chiedono di avere più voce all’interno delle autorità dello stato - In Libano, le tensioni dovute alla crisi siriana, impediscono da oltre un mese la formazione di un Governo stabile e mettono in forse le elezioni politiche del prossimo 16 giugno. Le attiviste dell’organizzazione Donne in Parlamento 2013, non sembrerebbero essere favorite da questa precaria situazione che non favorirebbe la loro richiesta di una presenza maggiore all’interno delle autorità. Ma loro per protestare contro questa posizione hanno dato vita ad una manifestazione a Beirut per chiedere la quota del 30% di rappresentanza femminile sia nell’assemblea nazionale sia nell’esecutivo.

Attualmente sono solo 4 le donne presenti in Parlamento, su 128 membri, eletti nel 2009. Per di più si tratta di deputate legate in qualche modo da rapporti di parentela a leader politici protagonisti sia del passato sia di adesso. Ad esempio Regina Antara, un’avvocatessa cattolica maronita ha messo in evidenza proprio questa discriminazione, affermando che lei si è candidata per la seconda volta, dopo un primo tentativo infruttuoso fatto quattro anni fa. L’avvocatessa non appartiene ad una famiglia di politici ma fa lei stessa politica praticamente da sempre.

Ma la situazione attuale in Libano non sembra favorire le richieste del movimento delle donne, anche perché oltre alle tensioni politiche dovute alla crisi siriana, c’è anche lo scontro sulla nuova legge elettorale che il Parlamento deve discutere in questi giorni. Diverse sono le posizioni che vedono da un lato i cristiano ortodossi, i cattolici e gli sciiti e dall’altra i sunniti ed anche il Presidente cristiano Michel Sleiman. Gli scontenti affermano che la nuova normativa andrebbe ad accentuare ancora di più le diverse confessioni religiose all’interno del paese.

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Venerdì, 17 Maggio 2013 - Alessia Rigoli


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