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Immigrazione e prevenzione, un problema di cultura

La disinformazione diffusa è un reale problema che coinvolge anche gli immigrati - Cosa vuol dire oggi nel 2013 essere un immigrato su suolo italiano? Partiamo dal presupposto che tutte le persone che arrivano nel nostro paese hanno all’origine una sorta di gappe di tipo culturale dovuto al fatto che arrivano da paesi differenti. Il problema non è solo l’integrazione o il fatto che la cultura italiana è molto diversa da quella di queste persone, il problema nasce anche alla luce del fatto che molto spesso, non ci sono programmi che puntano a superare questo problema.

Parlare di integrazione è molto difficile, questa parola al suo interno contiene molti significati, il primo in assoluto è quello legato al grado di accettazione in base al quale una popolazione riesce ad accoglierne un’altra. Certamente da questo punto di vista l’attuale crisi in atto non ha assolutamente aiutato, problemi legati al lavoro, diffidenza e intolleranza sono alla base delle tensioni sociali che oggi come oggi dominano il mondo del lavoro.

Il secondo problema nasce alla luce del fatto che per quanto si possa accettare un modo diverso di vedere le cose o per quanto si possa cercare di accettare tutte le persone che manifestano diversità, nel concreto di tutti i giorni questo diventa difficile. Un problema diverso invece lo vivono oggi gli immigrati che da una parte sono integrati nel modo di vivere italiano o cercano di farlo, il problema è quello legato alla salute e al fatto che da molti punti di vista esiste una disinformazione diffusa.

La prevenzione dei tumori è un problema che spesso ha accompagnato battaglie di sensibilizzazione e informazione, il tumore alla cervice uterina è una forma di cancro che può interessare tutte le donne comprese tra una fascia d’età tra i 25 e 64 anni. Sul fronte italiano sembra proprio che le campagne di sensibilizzazione fatte in passato, abbiano in tal senso ottenuto dei risultati, partendo dal presupposto che le statistiche parlando di un 72 per cento di donne italiane che si sottopongono al test contro appena un 50 per cento di quelle immigrate.

Finisce spesso che le donne immigrate vanno nei centri appositi quando il tumore è già in stadio avanzato, per questo motivo nasce il progetto pilota Foreign Women Cancer Care, una rete territoriale per favorire l’accesso alla prevenzione e alla cura dei tumori femminili. Il promotore del progetto è realizzato dagli Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma, un progetto con durata annuale che si concluderà solo nel 2014.

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Mercoledì, 14 Agosto 2013 - Alessandro Baldini


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