Scandalo centri accoglienza aperti durante l'emergenza


Coinvolta la cooperativa 'Auxilium' che gestisce un centro a Policoro

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Nei giorni scorsi si sono presentati al Viminale, al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, con un provvedimento che tecnicamente è una richiesta di «esibizione di atti». Insomma, hanno presentato un elenco di documenti da dover portare via. Un atto di polizia giudiziaria. Una bomba a orologeria, pronta a esplodere e a deflagrare sul tavolo del ministro dell’Interno, Roberto Maroni.Al centro dell’ attenzione dell’iniziativa giudiziaria è la proclamazione dello stato d’emergenza in tutto il territorio nazionale per l’immigrazione clandestina. Grazie a quel decreto governativo sono stati aperti, a partire da quest’estate, 49 centri provvisori di accoglienza sparsi in tutt’Italia, affidati a trattativa privata in gestione a imprese e associazioni che dovevano garantire l’assistenza agli immigrati, soprattutto richiedenti asilo, che non potevano più essere accolti negli strabocchevoli ex Cpt oggi Cie.

Il decreto governativo quando fu varato, alla fine del luglio scorso, sollevò un vespaio di polemiche e di sospetti, con l’opposizione che si interrogava sulle sue «ragioni e finalità». E il ministro Maroni che si difendeva sostenendo che con il decreto «si sarebbe garantita maggiore assistenza ai clandestini, accolti in tutte le regioni italiane».Ma in questo caso, sembra che l’inchiesta giudiziaria abbia accertato che non sono state rispettate neppure le procedure per l’acquisizione delle strutture messe a disposizione da enti locali e associazioni, prive, a quanto trapela, degli stessi certificati di «idoneità» degli stabili stessi. La reazione del Viminale alla visita della polizia giudiziaria è stata di imbarazzo.

L’indagine giudiziaria, affidata ai carabinieri del Noe, mira a verificare se sono state rispettate tutte le procedure per l’affidamento della gestione di questi piccoli centri d’accoglienza. In particolare, gli investigatori sono interessati a capire su quali basi sono state scelte le imprese, le associazioni, le cooperative; e se sono stati rispettati tutti i passaggi previsti dalla legge o se sono saltate alcune procedure della stessa normativa. Tra queste, la società «Auxilium» collegata alla cooperativa «La Cascina» che gestisce un centro a Policoro e proprio su questa si sono concetrati gli investigatori . Semprerebbe che abbia ottenuto l’incarico del centro di Policoro in provincia di Matera , prima di aver presentato la certificazione necessaria che dimostrassero di avere i titoli richiesti.

Insomma, potrebbero aver avuto dei santi protettori in paradiso, anzi in Parlamento, che avrebbero influenzato i prefetti e i responsabili del Dipartimento dei diritti civili e dell’immigrazione del Viminale facendo ricadere proprio su di loro la scelta. Sembrerebbero coivolti anche alcuni amministratori di enti Locali , soprattutto da una serie di intercettazioni sia ambientali che telefonici si risalirebbero alle connivenze con politici locali e nazionali. Ricca risulterebbe dai tabulati la richiesta di assunzioni in cambio della omissioni di controlli L’emergenza clandestini è anche un grande affare.

Ogni immigrato che viene ospitato in questi neocentri di accoglienza, in attesa dell’identificazione o dell’esame delle richieste di riconoscimento dello status di rifugiati o di richiedenti asilo e protezione, costa allo Stato una retta quotidiana di circa 55 euro.Decine di migliaia di euro vengono bruciati ogni giorno. E l’inchiesta partita su un paio di appalti rischia di allargarsi a tutti i centri dell’emergenza immigrati. Mentre il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, nei prossimi giorni annuncerà l’apertura di altri dieci nuovi Centri di identificazione.

Si ringrazia Ottavio Frammartino