Immigrati: rimpatri assistiti oltre 7mila a casa


In quindici anni più di 7mila immigrati hanno beneficiato dei “rimpatri assistiti”, ovvero hanno fatto ritorno volontariamente nei paesi di origine attraverso un programma di assistenza.

aduc.it

Dal 1991 ai primi mesi del 2006 sono stati 7.223 i casi di rimpatri assistiti degli immigrati nei loro paesi d'origine, in gran parte albanesi e originari dei paesi balcanici. Un sistema che interessa sono alcune categorie (come i richiedenti asilo, gli stranieri accolti per motivi umanitari, le persone recuperate dallo sfruttamento per fini sessuali) ma soprattutto costa un quarto del rimpatrio forzato, che nel 2004 e' fatto spendere all'Italia circa 316 mila euro al giorno.

Per la prima volta, grazie alla collaborazione dell'Organizzazione mondiale per la migrazione e dell'Anci, sono stati raccolti tutti i dati statistici al riguardo, ripartiti per anni e per categorie, contenuti nel libro 'Le migrazioni di ritorno: il caso italiano', presentato oggi a Roma, in collaborazione con Caritas-Migrantes e il supporto del ministero dell'Interno. Risultati che vengono presentati in coincidenza con il dibattito sulla riforma della Bossi-Fini.

- NON TANTISSIMI, MA SIGNIFICATIVI: Il numero non altissimo di rimpatri assistiti, spiega il dossier, 'non deve pero' far pensare che si tratti di una posta scarsamente significativa.

Infatti, l'assistenza puo' essere uno strumento da estendere a altre categorie di immigrati, evitando cosi' che i flussi irregolari continuino ad essere una voce estremamente dispendiosa per lo Stato e una posta fallimentare per gli interessati'.

- I NUMERI: I ritorni complessivi, dal 1991 fino ai primi mesi del 2006, sono stati 7.223: i tre quarti (72,7%) hanno beneficiato di programmi speciali di ritorno, legati alle emergenze umanitarie prima nei Balcani (inizio anni '90) e poi in Kosovo (inizio del 2000).

Dal 2001, anno di istituzione del Piano Nazionale Asilo (PNA, poi divenuto operativamente, dal dicembre 2003, Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, SPRAR), al settembre 2006 si sono aggiunti altri 797 casi riguardanti richiedenti asilo, rifugiati, titolari di protezione temporanea, ecc., pari a circa l'11,0% del totale.

Il restante 16,3% dei casi ha riguardato 458 vittime di tratta (6,3%), la cui assistenza al ritorno volontario trae inizio nel 1999; 571 lavoratori in difficolta', assistiti dal 1992 a oggi grazie al Fondo per il rimpatrio gestito dall'Inps (10,0%); alcuni altri casi umanitari. - I COSTI: I costi del ritorno volontario assistito possono variare tra i 2.000 e i 5.000 euro a beneficiario, a seconda degli obiettivi del progetto, del paese di ritorno e delle caratteristiche del beneficiario. Nel caso delle vittime della tratta, infatti, i costi possono essere maggiori, essendo il percorso di reinserimento piu' complesso.

- CHI NE HA BENEFICIATO: Per quanto riguarda le provenienze geografiche, nella maggioranza dei casi si tratta di cittadini albanesi (41,5%) per lo piu' per i programmi di ritorno connessi all'emergenza sbarchi del 1991 e del 1997 e promossi dal Ministero dell'Interno. Seguono nella graduatoria altri 4 paesi balcanici: il Kosovo (15,2%), la Romania (7,8%), la Serbia Montenegro (6,7%) e la Bosnia Erzegovina (5,5%).

"Il rimpatrio volontario e assistito degli immigrati clandestini e' uno strumento da adottare per non limitarsi ad un approccio esclusivamente repressivo del fenomeno che, comunque, finora non ha pienamente funzionato". E' quanto afferma il sottosegretario al ministero dell'Interno Marcella Lucidi, che ricorda: "Finora il rimpatrio assistito e' stato adottato per particolari categorie vulnerabili, come le vittime della tratta e i minori non accompagnati. Con il disegno di legge di riforma della Bossi-Fini intendiamo, invece, estenderlo anche agli irregolari, per i quali finora era prevista solo l'espulsione". Sottolinea infatti la Lucidi: "L'espulsione da sola non e' servita a risolvere il problema: basti pensare che in questi anni circa il 40% di coloro che sono transitati nei Cpt non sono tornati nel loro Paese di origine perche' non sono stati identificati.

Il provvedimento che abbiamo approvato prevede pertanto l'istituzione di un Fondo per il rimpatrio, cofinanziato dai datori di lavoro e dagli stessi immigrati, per offrire al clandestino che collabora alla sua identificazione la possibilita' di rientrare nel Paese di origine col sostegno di organizzazioni che ne faciliteranno il reinsediamento". Per il sottosegretario all'Interno, "non si tratta di una 'mancetta', ma di una somma vincolata all'effettivo ritorno nel Paese di partenza e ad un concreto progetto lavorativo.

Anche l'Unione Europea sta lavorando alla costituzione di un Fondo per il rimpatrio volontario e assistito: un supporto economico che permetta di rientrare e di avviare in patria un progetto lavorativo, dovrebbe potere mettere il migrante in condizione di accettare piu' facilmente il rientro concordato come misura concreta e vantaggiosa.

E si tratta, comunque, di una misura vantaggiosa per le casse dello Stato, anche in termini economici".