Decreto Flussi convertito in legge con novità
Le principali novità con procedure più veloci - La riforma introduce procedure più rapide e ordinate per ottenere i nulla osta al lavoro. I tempi non partono più dal semplice invio della domanda, ma dal momento in cui la richiesta rientra effettivamente nelle quote disponibili. Questo serve a evitare l’accumulo di pratiche sospese. Sono stati anche ampliati i tempi entro cui il datore di lavoro deve confermare la domanda e quelli per firmare il contratto di soggiorno dopo l’ingresso del lavoratore in Italia. Gran parte delle operazioni può essere svolta tramite associazioni datoriali rappresentative o professionisti qualificati, così da semplificare l’intero percorso.
La fase di precompilazione diventa una parte stabile del procedimento: i datori di lavoro potranno inviare domande già controllate in anticipo, mentre l’Ispettorato nazionale del lavoro potrà effettuare verifiche preventive per escludere richieste non idonee prima dell’avvio formale. Rimane il limite massimo di tre domande per datore di lavoro, salvo specifiche eccezioni.
Viene riorganizzato anche il percorso dei lavoratori formati nei Paesi di origine. Alcuni obblighi vengono eliminati e la procedura diventa più lineare, grazie allo scambio rapido di informazioni tra i Ministeri su partecipanti e datori di lavoro interessati. In via sperimentale, il termine per richiedere il visto dopo la conclusione dei corsi viene esteso a dodici mesi.
In materia di permessi di soggiorno, è precisato che le regole per chi attende il rilascio o il rinnovo valgono anche per chi richiede una conversione: se ci sono gli altri requisiti, si potrà lavorare già durante l’attesa. Per le persone vulnerabili – vittime di tratta, sfruttamento, caporalato o violenza domestica – i permessi durano ora un anno, prorogabile, così da favorire inclusione sociale e lavorativa. Inoltre, queste categorie potranno accedere all’assegno di inclusione senza dover rispettare i requisiti ordinari su cittadinanza e residenza.
Fino al 2028 viene confermata la possibilità di assumere fino a 10.000 lavoratori l’anno fuori quota nel settore dell’assistenza familiare e sociosanitaria, per rispondere a un fabbisogno strutturale del Paese.
La riforma introduce anche una programmazione triennale per l’ingresso di persone impegnate in attività di volontariato di interesse generale, così da garantire stabilità agli enti del Terzo settore. Viene rafforzata inoltre la rete contro il caporalato e viene ampliata la collaborazione con la Croce Rossa per la gestione del punto di crisi di Lampedusa nel biennio 2026-2027.
Legge 1 dicembre 2025, n. 179 (GU n.279 del 1-12-2025)
Decreto Legge 3 ottobre 2025, n. 146 (GU n.230 del 3-10-2025)
Giovedì, 11 Dicembre 2025 - a.p.