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Revoca carta di soggiorno ai disoccupati, interrogazione in Parlamento

Non è bastata una sentenza del Tar Lombardia, le Questure applicano alla lettera la legge - Dopo le recenti contestazioni di piazza organizzate dal Coordinamento dei Migranti che hanno denunciato le storture di alcune Questure dell'Emilia Romagna, prosegue la questione delle carte di soggiorno revocate a chi ha perso il lavoro. Adesso è arrivata anche in Parlamento dalla stessa deputata che è riuscita nell'impresa di ottenere un primo sì da parte dei suoi colleghi sulla riforma della cittadinanza.

Tutto è iniziato diverso tempo fa, quando dirigenti degli uffici immigrazione di alcune Questure italiane, revocavano la carta di soggiorno agli stranieri che avevano perso il lavoro. Questo capitava quando ad esempio lo straniero andava ad aggiornarlo (ogni 5 anni) e magari nel frattempo non aveva più i requisiti reddituali e contributivi che aveva al primo rilascio. Oppure si è anche sentito che con un contratto di collaborazione o a tempo determinato, non rinnovavano il permesso per lavoro, ma lo sostituivano con uno "per attesa occupazione", quindi da disoccupato.

La recente sentenza del Tar Lombardia (n.1477 del 26 giugno 2015) in cui viene accolto il ricorso presentato da un cittadino extracomunitario che si era visto revocare la carta di soggiorno solamente perchè aveva perso il lavoro, ha sancito una volta per tutte che può essere revocata qualora lo straniero sia stato considerato pericoloso per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato, e non invece, come accaduto nel caso di specie, a fronte della mera mancanza di redditi in capo al medesimo.

Dall'estate scorsa ad oggi cosa è cambiato? Assolutamente niente, perchè le revoche sono all'ordine del giorno e anzi non tengono conto della sentenza, ignorando che non è giusto verificare ogni volta i requisiti, mentre sarebbe tutto più facile se ci fosse un'indicazione chiara da parte del Ministero dell'Interno.

Per questo motivo la questione è arrivata fino in Parlamento e la sua firmataria Marilena Fabbri ha ancora una volta ribadito come le norme europee e il testo unico sull'immigrazione confermano il fatto che il permesso di soggiorno per lungo soggiornanti (ex carta di soggiorno) è permanente, e quindi "la decisione di vincolare l'aggiornamento o il duplicato di un permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo alla condizione di poter dimostrare il regolare versamento dei contributi all'INPS o un contratto di lavoro regolare negli anni precedenti alla presentazione dell'istanza è in contrasto con il diritto comunitario e nello specifico con la direttiva europea 109/2003/CE, con ampi profili di violazione del «diritto acquisito comunitario» in materia di anti-discriminazione".

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Giovedì, 12 Novembre 2015 - Andrea Parisi


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