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Sbarchi nelle coste siracusane

emergenza immigrazione - Esodi, piuttosto che sbarchi. Carneficine, anziché tragedie. Il mare calmo e rassicurante di settembre si trasforma in un imperscutabile cimitero. E le "croci" anonime si disseminano lungo la costa tra Siracusa e Ragusa, ultimamente meno battuta rispetto a Lampedusa (nel Canale di Sicilia, infatti, per una settimana hanno imperversato i venti di scirocco). Tra venerdì e l'alba di ieri sulle coste del "tacco" della Sicilia quasi 300 migranti. Prevalentemente somali ed eritrei, ma anche palestinesi, iracheni, qualcuno del Mali e della Nigeria. Con il solito bollettino di morti e dispersi, di fughe dal Cpt e di allarmi sanitari.

Sbarco-tragedia: un morto e 3 dispersi. La scena, ormai tristemente "classica", è avvenuta intorno alla mezzanotte di venerdì. A 15 miglia dall'Isola delle Correnti, al largo di Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano. I superstiti sono 14 (di cui quattro donne, due delle quali incinta). Secondo il racconto degli immigrati, sul natante erano in 18. Viaggiavano su una fragile barca in vetroresina, con il mare che ieri nella zona raggiungeva forza 5. Intorno alle 22 una pattuglia maltese ha avvertito le autorità italiane della presenza dell'imbarcazione. Una motovedetta della Guardia di finanza, partita da Porto Palo di Capo Passero e coordinata dal Gruppo aeronavale delle Fiamme gialle di Messina, verso mezzanotte è riuscita a raggiungere i clandestini: la barca, sei metri di lunghezza, era alla deriva, il motore fuori uso e aveva imbarcato acqua, colando a picco subito dopo l'operazione di soccorso. Un cadavere è stato recuperato, per i tre dispersi ormai nulla da fare: le ricerche sono state subito rese difficili dal vento e dal mare mosso.

Il «giallo» sui soccorsi maltesi. Ma già ieri è stata aperta un'inchiesta della Procura di Siracusa. Si dovrà verificare l'attendibilità della versione fornita dai superstiti, secondo i quali la loro barca si sarebbe capovolta dopo un contatto con una motovedetta maltese, la stessa che ha avvertito le autorità italiane. Gli immigrati sostengono di essere riusciti a ribaltare il natante prima che arrivassero le Fiamme gialle. Ma la Marina maltese esclude questa eventualità.

Siracusa, «caccia grossa» ai fuggiaschi. Ma c'è anche un'emergenza dopo l'allarme. Un dramma dopo la tragedia. Ovvero: le numerose fughe degli immigrati. A Siracusa una scuola, il plesso dismesso delle elementari di Villa Ortisi, è diventato lo scenario di un continuo "acchiappacchiappa".

Non è un Cpt. Ma un primo luogo di accoglienza, concesso e attrezzato in tempo record dal Comune. Venerdì aveva ospitato 239 persone, ieri mattina ne mancavano all'appello diverse decine. «Saltano dalla palestra - rivela uno dei volontari - e da lì entrano nella comunità accanto, rompono la rete e se ne vanno per le vie del centro. Un vicino stanotte è uscito imbracciando un fucile per proteggere la moglie incinta, ma per fortuna non è successo niente». Roberto Tarantello, responsabile dell'ufficio emergenza della Protezione civile del Comune di Siracusa: «In molti sanno di poter avere asilo politico e quindi escono per le compere e ritornano. Altri non sano di questa opportunità e decidono di fuggire». Poi i poliziotti li riacciuffano. Ma qualcuno di loro riesce a scappare. E poi viene ripreso, ancora. «Questo - racconta uno degli agenti, indicando un migrante - lo abbiamo trovato mentre si stava prendendo il sole, un altro era andato a comprarsi un cappello nuovo e due avevano già in mano il biglietto dell'autobus...».

E sembra essere rientrato l'allarme sanitario legato alla fuga di altri cinque dei 15 immigrati ricoverati all'ospedale di Noto, due dei quali con un sospetto di scabbia. Sarebbero stati ripresi e sottoposti ad altre analisi mediche. Ma pure loro sono pronti a fuggire. Ancora una volta.



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Lunedì, 3 Settembre 2007 - lasicilia.it


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