Sardegna, sindacati e ong sulla rotta dei migranti
Coinvolti associazioni di volontariato internazionali e sindacati algerini - Mille sbarchi di migranti nell’arco di sette mesi, una decina di dispersi nel Mediterraneo e numerosi salvataggi tra l’Algeria e l’Italia. La nuova rotta della disperazione collega la città di Annaba, situata a 500 chilometri da Algeri e le coste della Sardegna dove, dopo aver naviato per 250 chilometri in mezzo al Mediterraneo, approdano gli Harragas, i migranti clandestini. Un’emergenza, come spiegano i rappresentanti della Cgil e della Camera del lavoro del Sulcis Iglesiente (l’area della Sardegna dove avvengono gli sbarchi) «si deve risolvere attraverso un’opera di sensibilizzazione e con interventi internazionale».
Marco Grecu, segretario della Camera del Lavoro è il promotore di questa iniziativa che coinvolge associazioni di volontariato internazionali e sindacati algerini. «Nell’arco di poco tempo ci sono stati mille sbarchi – spiega il segretario della Cgil – abbiamo ritenuto opportuno cercare di fare qualcosa collaborando con chi già si occupa di questo problema nei luoghi di provenienza, ossia i sindacati algerini e le associazioni umanitarie come Emergency».
Tutto nasce, a sentire il sindacalista, da un incontro con due volontari di Emergency. «Siamo stati contattati da volontari che prestano servizio per questa organizzazione umanitaria, uno italiano e uno algerino – racconta -, chiedevano informazioni su questo fenomeno. Dalla discussione è nata l’idea di mettere in piedi un vero e proprio progetto di solidarietà internazionale per cercare di arginare l’ondata degli sbarchi studiando le cause che spingono centinaia di giovani ad affrontare un viaggio in mezzo al Mediterraneo». Dopo l’incontro con i volontari, sono iniziati i contatti tra la camera del Lavoro del Sulcis Iglesiente e i sindacalisti Algerini.
«Abbiamo iniziato a dialogare con i sindacalisti dell’Ugta, il sindacato ufficiale e con quelli dei sindacati autonomi – spiega Marco Grecu – con loro stiamo cercando di ricostruire lo scenario e la nuova rotta della speranza che collega Annaba alle coste sarde». Risultato? «Abbiamo scoperto che alla base di questi viaggi della speranza c’è comunque disperazione – aggiunge Grecu – i sindacalisti algerini ci hanno spiegato che grossi gruppi industriali stanno procedendo a licenziare migliaia di operai. È chiaro che questo fatto non può passare inosservato, perché, alla fine, la disperazione può essere in molti casi la molla che spinge molti giovani ad avventurarsi in mare navigando per 250 chilometri».
Primo passo del progetto di solidarietà internazionale? «Prima dell’inverno ci sarà una sorta di tavola rotonda tra la nostra organizzazione sindacale, l’Ugta, i rappresentanti delle associazioni umanitarie e quelle di volontariato sarde – prosegue Grecu – perché la nostra intenzione è proprio quella di conoscere lo scenario in cui si vuole andare a operare, poi dovremmo far partire una attività di formazione e una campagna di sensibilizzazione sia in Sardegna sia in Algeria». Il lavoro portato avanti dai sindacati non dovrebbe andare a contrastare con le iniziative portate avanti dalle istituzioni. «I sindacati non devono rispettare particolari protocolli per incontrarsi o organizzare una conferenza – precisa ancora Grecu – e quindi possono intervenire in maniera più rapida. È chiaro che tutte le cose che si faranno saranno sempre nel rispetto delle norme anche internazionali».
L’attività del coordinamento dovrebbe avere l’effetto di monitorare il fenomeno e prevedere le partenze clandestine. «Se si va avanti di questo passo senza intervenire sugli abitanti con campagne di sensibilizzazione - conclude - la prossima estate non è esclusa la possibilità che a sbarcare sulle coste della Sardegna i disperati siano cinquemila».
Mercoledì, 10 Ottobre 2007 - l'unità.it