I migranti di Rosarno adesso vogliono parlare
Le proteste dei migranti placate dalle attivita‘ della regione - Come ogni anno a Rosarno si ritrovano migliaia di immigrati con permesso e non provenienti da qualsiasi posto d'Italia che si mettono a disposizione dei caporali. E la paga giornaliera è davvero da fame. Senza contare che almeno bisogna fare 12 ore di lavoro al giorno, altrimenti vai a casa a mani vuote.
Ma non è tutto. Nelle scorse settimane è successo un episodio davvero increscioso: il ferimento di due giovani ivoriani puniti per non essersi voluti piegare alle richieste estorsive della criminalità locale. Questo ha partorito la successiva rivolta della comunità di migranti di Rosarno e San Ferdinando.
“Nella brutta storia dei migranti della Piana di Gioia Tauro registriamo con apprezzamento il fattivo impegno della Regione Calabria, in campo con la Protezione civile per garantire a questi lavoratori stagionali condizioni di vita più dignitose”. Lo dichiara il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale, Nino De Gaetano.
“Se da un parte, quindi, esprimiamo sollievo e soddisfazione per il piano d’emergenza voluto dalla Regione, dall’altra non possiamo evitare di constatare come sul tema dell’immigrazione l’unica risposta in campo, in Calabria come nel resto dell’Italia, è ancora di tipo emergenziale, anche in casi, come quello della Piana di Gioia Tauro, di lavoratori diventati con gli anni indispensabili per l’economia locale, ma considerati solo braccia per il caporalato, e non uomini con diritti inalienabili. La vicenda dei migranti di Rosarno smaschera, di fatto, un’incapacità di programmare l’accoglienza che si dispiega a tutti i livelli, partendo naturalmente da quello nazionale, con il governo di centrodestra che cavalcando l’onda leghista dell’intolleranza, ha ormai trasformato l’immigrazione da complessa questione politica e sociale in semplice problema di ordine pubblico. Alla latitanza del governo Berlusconi si associano, in molti casi, l’indifferenza degli enti locali, la distrazione della politica e l’apatia della società civile con risultati drammatici per un paese che si vuole considerare civile. Auspichiamo che la Calabria, pur capace di accogliere con grande umanità come dimostra il caso Riace, faccia dell’inferno di Rosarno un monito per il futuro”.
Sabato, 10 Gennaio 2009 - a.p.