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Respingimenti. L'Italia richiamata da Strasburgo

Dovrà rispondere entro tre mesi per il respingimento di 24 migranti somali ed eritrei - "L'Italia è nei guai". Queste le parole di Anton Giulio Lana, consigliere dell'Unione forense per la tutela del diritti dell'uomo che assiste giuridicamente i 24 somali ed eritrei intercettati in mare aperto il 6 maggio scorso e respinti verso la Libia. "Il Governo italiano è stato chiamato a rispondere davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo sui respingimenti collettivi di migranti verso la Libia. Si tratta di un passaggio decisivo verso il ristabilimento dei diritti fondamentali".

Non è la prima volta che accade. I respingimenti alla frontiera di "potenziali" richiedenti asilo sono stati molti anche se ultimamente dopo i vari avvisi da parte dell’Unione Europea, l'Italia stava accogliendo a braccia aperte tutti i migranti provenienti dalla rotte libiche, o almeno quelli che le motovedette del colonnello Gheddafi faceva passare.

"La Corte ha rinvenuto elementi di fondatezza nel nostro ricorso - continua Lana - così che lo stesso è stato formalmente comunicato al Governo. Va considerato che il circa il 95% dei ricorsi presentati non supera questa prima fase". Infine di parla dei tempi di risposta. Secondo l’avvocato "alle autorità italiane è stato concesso un lasso di tempo di circa 3 mesi per rispondere, poiché le violazioni contestate sono di particolare gravità. Si tratta del divieto di tortura, cui spesso i migranti sono soggetti in Libia, e del divieto di espulsioni collettive, senza preventivo accertamento dell'identità dei migranti e del loro eventuale diritto d'asilo". Un diritto d'asilo ancora una volta negato.

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Martedì, 1 Dicembre 2009 - a.p.


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