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Cinesi: dati della Provincia pubblicati nell’agosto 2006 e riferiti al 31 dicembre 2005.

Da decenni lavoro nei ristoranti - Storie i cinesi a Modena - Abbiamo imparato a tenere voce bassa e a non... sputare

Qiu Shao (Franco) e suo figlio Qiu Jan Fu: due volti diversi dell’immigrazione

Mai tornato in Cina. Mai un giorno di ferie Il mio mondo è qui

Gli stranieri provenienti dall’Asia costituiscono il 18,9% degli stranieri residenti a Modena e provincia, ovvero 1.123 persone in più rispetto al 2004 (+12,1%, il 21,7% dell’incremento di stranieri complessivo).

La comunità cinese, appartenente all’area geografica dell’Asia orientale, conta 3.189 individui e costituisce la quinta nazionalità straniera per numerosità, con una crescita pari a +234 unità durante il 2005 (+7,9% rispetto al 2004).

La comunità cinese mostra particolare concentrazione nei comuni della bassa modenese: è la prima comunità straniera a Cavezzo con 260 unità (il 42,1% degli stranieri residenti), a San Possidonio con 183 unità (il 36,2% degli stranieri), a Mirandola con 678 unità (il 31,5% degli stranieri residenti) e a Novi, dove il numero di cinesi si attesta a 335 (il 28,0% degli stranieri residenti). La comunità in questione risulta di una certa consistenza anche a Carpi, con 312 unità e in quel di Concordia s.S. con 215 individui. Nel comune di Modena risiedono 431 persone di nazionalità cinese, ovvero il 13,5% dell’intera comunità, sebbene tale flusso migratorio costituisca solo il 2,4% degli stranieri residenti.

Qiu Shao (Franco): Sono nato il 23 febbraio del 1952 a Zhejian, vicino a Shanghai. Sono in Italia da trent’anni e sono sempre stato a Modena. Qui c’era mio zio, arrivato sessanta anni fa che poi ha aperto un ristorante. No, non questo, «Le ombre cinesi» lo abbiamo aperto tredici anni fa. Prima sono arrivato io da solo, dopo mia moglie e poi anche figli che sono tre maschi di 27, 25 e 11 anni. Ecco, lui è il maggiore...

Qiu Jian Fu (figlio di Qiu Shao): Sono nato in Cina e sono venuto a Modena quando avevo dieci anni. Lavoro qui al ristorante e convivo con una ragazza cinese conosciuta in Italia. Abbiamo una bambina di tre anni, siamo tornati con lei in Cina una sola volta per un mese. A Modena mi trovo bene, ma vorrei visitare il mio paese. Quando sono andato via ero troppo piccolo e della Cina non conosco quasi nulla.

Qiu Shao: Io in Cina non sono mai tornato e non voglio tornare. Anche se all’inizio qui per me non è stato facile: per prima cosa la lingua, poi senza lavoro, senza dormire, senza mangiare. Quindi ho iniziato a lavorare nel ristorante di mio zio, tutti questi anni ho lavorato senza un giorno di riposo, senza ferie e questo è molto pesante. Sempre casa-lavoro, lavoro- casa, anche con mio fratello - ne ho due - che è più grande di me, sta in cucina e non parla italiano, io invece un po’e un pò. I verbi sono troppo difficili, noi abbiamo solo presente e passato, ma se tu sei giovane tutto puoi imparare: il figlio di mio fratello si è laureato a Modena in informatica. Per noi più vecchi, se solo capiamo già siamo molto felici.

Io riesco a leggere soltanto qualche cosa di commerciale, ad esempio cose della banca e capisco se sono importanti o no. Sono venuto qui perché in Cina ero povero, lì c’era lavoro ma poco guadagno e mio zio, che viveva in Europa, sembrava ricco e allora ho deciso di venire. Non mi è dispiaciuto lasciare Zhejian, anche se ci vuole una scelta di volontà. Sì, mi sono sposato giovane, nel mio paese entro vent’otto anni ti devi sposare perché a trent’anni sei già un po’ in ritardo. Dopo due anni che io ero a Modena è arrivata anche mia moglie e poi, quando sono successi i fatti di Tienanmen, abbiamo avuto paura per i ragazzi e li abbiamo fatti venire qua.

In Cina non è come da voi, hai la pensione solo se lavori per lo stato, quella del cittadino non è pensione e se non hai figli, quando sei vecchio, come fai? Chi ti dà da mangiare? In Italia ci sono tante associazioni di aiuto per la vecchiaia, là invece senza figli sono guai, puoi anche finire a vivere in strada, non c’è nessun aiuto da parte dello stato. Qui si vive meglio, in Cina le medicine sono molto più care e quando vai in ospedale devi subito pagare una cauzione appena entri. Sono contento della mia vita a Modena, la gente è molto educata, a me piace anche per questo, noi popolo cinese parliamo sempre ad alta voce, voi invece molto silenziosi.

Io e la mia famiglia ormai come cultura e mentalità siamo quasi europei e, anche se gli italiani dicono «siete cinesi», noi abbiamo imparato a tenere la voce bassa e a non sputare sui binari. Sì, da noi usa sputare, qui invece si usa il fazzoletto che poi si butta nel cestino...basta guardare tutto con calma per imparare. Non abbiamo mantenuto feste tradizionali nostre, ma la cucina del nostro ristorante è tradizionale cinese, anche se cibo italiano mi piace molto.

Mi piace la pizza con salsiccia o con i frutti di mare, ogni tanto la facciamo portare e a volte per noi cuciniamo italiano, solo non mi piace il prosciutto e il burro, quello no. Nel nostro ristorante vengono persone famose come Pavarotti e Schumacher ma, prima con la Sars e poi con il virus dei polli, abbiamo passato momenti difficili, è calata la gente anche se adesso tutto è passato e i clienti ritornati. Problemi con i vigili non abbiamo mai avuti, anzi, dopo così tanti anni siamo amici anche perché qui è sempre tutto regolare. La gente dice che via Piave è brutta, invece è una strada tranquilla, non è mai successo niente e anche se sul giornale a volte scrivono che c’è la droga, qui è sempre stato tutto tranquillo. A Modena ogni famiglia cinese vive per i fatti suoi, non ci sono gruppi o associazioni, pensiamo alla casa e al lavoro e a fare per conto nostro. Noi di famiglia siamo evangelisti, lo era mia madre.

La chiesa evangelica è a Reggio Emilia, miei figli vanno di domenica, io no perché il ristorante è sempre aperto, mai fatto un giorno di vacanza, facciamo molti sacrifici ma per fortuna abbiamo la salute, mai preso un raffreddore. No, non avrei voluto fare un altro lavoro, non mi interessa il lavoro all’ingrosso o l’abbigliamento, io conosco questo mestiere, se vado in un altro rischio troppo. Noi non spendiamo tanti soldi anche perché i prezzi salgono ma il nostro guadagno resta lo stesso. Per fortuna che alimenti cinesi non sono cresciuti tanto, io compro a Milano all’ingrosso, ogni settimana me li mandano e qualche volta, molte poche volte, anche io vado a Milano.

Abitiamo ancora a Carpi ma penso di venire qui a Modena perché a mezzogiorno, senza poter riposare un po’ a casa, per me ora è molto faticoso. Io e tutta la mia famiglia abbiamo fatto domanda per cittadinanza italiana quattro anni fa, ma ancora non abbiamo ricevuto risposta, se non altro il permesso nostro di soggiorno ormai è permanente. Dieci anni fa ho fatto il ricongiungimento con mia madre e mio padre e quando mamma è morta non ho trasportato la salma in Cina - anche se là avevamo già la tomba - ma abbiamo voluto mettere lei nel cimitero a Marzaglia. Se sei nella Cina popolare bruciare i corpi è obbligatorio, però c’è una legge che dice che, se hai vissuto all’estero almeno tre anni e poi torni in Cina, non è più obbligatorio che li bruci.

(22 aprile 2007

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Domenica, 22 Aprile 2007 - La gazzetta di mantova


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