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Macchè razzisti, Biagi non ha capito

I pavesi respingono l’accusa. La città può anche accogliere i Rom ma loro devono lavorare come tutti per mantenersi - I pavesi razzisti? Il senso del servizio dedicato da «Rotocalco televisivo», il programma di Enzo Biagi, al caso-Snia, ha infastidito la maggior parte dei cittadini e molti sono rimasti delusi: «Non credevo che un intellettuale di quel calibro generalizzasse in questo modo», ha commentato la signora G.M. «Dare giudizi va bene, ma Biagi ha sputato sentenze», ha detto Carlo Liberali.

I sentimenti relativi al problema dell’immigrazione che aleggiano prevalentemente nell’aria pavese sono sfinimento e insicurezza: «Non siamo razzisti - ha spiegato la signora Anna - ma si sente di tutti questi furti, in più nella ex Snia si stanno anche diffondendo malattie infettive, come si può stare tranquilli e accettare tutto ciò?». Anche chi è titolare di attività commerciali non ne può più: «Non sono razzista, io ho amici di tutte le provenienze, a patto che si tratti di brave persone. - inizia così lo sfogo di Ivano Quatri, proprietario di un bar in Strada Nuova - Purtroppo qui al bar entrava ‘di tutto’, ne ho fin sopra i capelli: abbiamo litigato con tunisini e marocchini che infastidivano i miei clienti, abbiamo anche perso clientela per colpa loro, i pavesi non sono razzisti, sono stufi!».

Le donne, addirittura, nonostante dichiarino di non essere affatto razziste, hanno timore di subire ritorsioni da parte dei Rom se foto o nomi apparissero sul giornale.

C’è chi, invece, di paura non ne dimostra: «Sono razzista - ha commentato Oscar Caniglia - loro sono diversi da noi, pretendono di venire qui e dettare legge. Dovrebbero chiuderli nella ex Snia e pattugliarli costantemente. Chi non lavora regolarmente deve essere espatriato».

Interessante anche il punto di vista di chi, di città, ne sta vivendo più di una: «Il razzismo - spiegano Deborah Gattoni e Chiara Ratti, studentesse di fuori città che vivono a Pavia - è più un fenomeno italiano che pavese. Ovunque esiste la diffidenza nei confronti degli extracomunitari».

C’è chi, invece, razzista non lo è per niente: «Mio figlio ha adottato un bambino di colore - racconta Cristoforo Alfonso - come potrei essere razzista? Credo che a Pavia i Rom non siano ben visti per i crimini che compiono, ma non che i pavesi siano razzisti».

«I cittadini sono solo estremamente insicuri e impauriti - conclude Calogero Palumbo, consigliere comunale - ma questo è un problema che non tocca solo la nostra città, tocca tutta Europa. A Pavia accogliamo tutti, non possiamo assolutamente essere bollati come cittadini razzisti. Ci sono moltissimi extracomunitari che lavorano e che si sono totalmente integrati. I Rom non sono nemmeno più extracomunitari, noi li accogliamo con piacere ma mantenerli è impossibile, tocca a loro trovarsi un lavoro, integrandosi con la nostra società».



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Venerdì, 15 Giugno 2007 - la provincia pavese


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